Vendita casa con riserva del diritto di abitazione -

Hai mai pensato alla vendita del tuo immobile mantenendo il diritto di abitarla? Qui puoi avere tutti i dettagli in riferimento a questa soluzione

Cosa vuol dire vendere casa con riserva del diritto di abitazione

Esiste una differenza tra la vendita del tuo immobile con riserva di usufrutto e con riserva del diritto di abitazione: in quest’ultimo caso il diritto di abitazione comprime quello di proprietà. Definito anche habitator, il titolare del diritto, può vivere nella casa con la sua famiglia ma deve rispettare la destinazione dell’immobile, usare il bene con la diligenza del buon padre di famiglia, occuparsi delle riparazioni ordinarie e pagare le imposte che riguardano la casa. È un diritto personalissimo che può essere di riferimento solo ad una persona fisica e quindi decade con la morte e non può essere dato in locazione, invece, il diritto di usufrutto permette di godere di diritti diversi e più ampi come la possibilità anche di locare la casa.  Il titolare del diritto di abitazione deve considerare per un uso esclusivo per sé e della sua famiglia l’immobile e non potrà mai aver un dritto di usufrutto.

Il diritto di abitazione viene meno per morte del titolare o scadenza indicata nell’atto costitutivo, prescrizione, rinuncia al diritto di abitazione da parte del titolare, perimento del bene, consolidazione. Il valore di questo diritto si determina seguendo gIi stessi criteri applicati per il diritto di usufrutto.

A disciplinare il diritto di abitazione l’art. 1023 c.c. e 1024 c.c. riportano espressamente come tale diritto può essere esercitato.

Chi rientra nel concetto di famiglia

Il diritto di godimento è limitato al titolare e alla sua famiglia ma occorre chiarire chi rientra in questo concetto. Ovviamente, sono parte della famiglia il coniuge, i figli, genitori del titolare o fratelli e sorelle che convivono con lui o il convivente more uxorio. È specificato che rientrano come famigliari i figli nati dopo l’acquisizione del diritto di abitazione, i figli adottivi o riconosciuti sempre che tale diritti era già in atto.  Inclusi anche coloro che convivono con il titolare come domestici o badanti.

In caso di morte il coniuge superstite acquisisce immediatamente tale diritto dopo la successione testamentaria. A tutelare questa situazione l’art.540 c.c. che esprime che tale casa resti ad uso corredata dei mobili se di proprietà del caro defunto o comuni. In questo modo il diritto di abitazione prosegue nel tempo. Con l’introduzione della legge Cirinnà (76/20216) il partner dell’unione civile ha diritto a morte del proprietario di abitare la stessa casa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni ma non oltre i 5. Se dovessero essere presenti dei figli il tempo non può essere inferiore ai 3 anni.

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